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mercoledì 4 ottobre 2017

San Francesco - il gigante infinitamente piccolo

San Francesco d'Assisi mi commuove ed è una figura a me molto cara. 
Per me rappresenta il santo protettore dei bambini, forse perché lo descrivono così minuto nel suo essere, ma solo all'apparenza poiché è così grande nella sua semplicità, proprio simile a un bambino.


Oggi, in occasione della sua festa, fra l'altro è il santo patrono d'italia, non posso tacere all'urlo dei miei ricordi. 
Questa mattina mi sono trovata per caso ad ascoltare Branduardi nella sua parodia musicale a lui dedicata. 
Nel frattempo, nella mia mente, miei piedi percorrevano i sentire della Spagna calpestata da pellegrini e viandanti di ogni genere.

Il cammino di Santiago de Compostela

Era il mese di Maggio dell'anno 2004, ogni giorno mi accompagnava una canzone che iniziava per un ... "Dolce sentire... " Mi è giunta per caso nella mia mente, proprio nel mio primo giorno di cammino verso Santiago de Compostela, fra le altre cose, le parole della canzone si componevano man mano che la cantavo. Non ricordavo di averla mai cantata ma solo ascoltata!


Giusto per 30 giorni ed 800 lunghi km, risuonava nell'aria, un inno d'unione con la natura e l'apertura del mio cuore con tutto ciò che mi circondava.
Ho semplificato le mie giornate, scrollando ulteriori pesi, ho semplificato i miei pensieri, lasciando lì ciò che non mi serviva più ...
Ricordo che spesso pensavo al fraticello d'assisi, mi dava forza nel continuare il mio cammino.

Per poi, ritrovarmi al suo cospetto qualche anno dopo: si realizza il mio sogno!
Trovo lavoro a Spello e la mia casa è proprio in collina, di fronte ad Assisi.


Nove mesi intensi, ricchi di feste medievali ed esplorazione avventurose dei d'intorni. 
Dopo essere stati in Umbria è difficile lasciarsi catturare da altri luoghi descritti come borghetti medievali!

Umbria amata Umbria... vedere Assisi arroccato sulla sua collina, è come vedere il mio paese natio Misterbianco (CT).

Talmente forte il richiamo fù, che io e il mio pellegrino abbiamo convolato a nozze proprio sul cammino francescano in Umbria, convogliando gente proveniente dalla Sicilia al Friuli... la chiesetta era piccola ed aveva un entrata laterale. Il paese si chiama Fratticciola Selvatica, in mezzo fra Gubbio, Perugia, Assisi.
Bè non poteva essere diversamente dopo esserci conosciuti, proprio in Spagna nel primo giorno del nostro Cammino di Santiago.... 


"... Ora umilmente sta nascendo amore..."

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venerdì 22 settembre 2017

Adoro l'autunno

L'autunno, adorato autunno...

Una stagione dai colori forti del giallo, arancione, marrone... tonalità che passano dal fuoco del calore del sole estivo, che ha bruciato l'erba ed ha fatto seccare tutte le foglie, all'incanto della stessa foglia che si stacca dall'albero e vola nell'aria... 

L'autunno, musa ispiratrice di ogni poeta, che si rifugia nella nostalgia dei ricordi, ascoltando la melodia del cuore che, come un tamburo batte gli ultimi tocchi di un'estate innamorata, fatta di flirts e di nuda leggerezza...

"Cara celeste nostalgia"... cantava Riccardo Cocciante, parole che risuonano nella mia mente, lasciando un dolce amaro in bocca, in questa "veste" di mamma che ricorda con sospiro le spensierate giornate e nottate in spiaggia trascorsi, negli anni spensierati della mia giovinezza...

Adesso il mio grande, unico e fedele corteggiatore è mio figlio, il mio piccolo ometto Santiago...


Le giornate autunnali di mamma, lasciano ben poco spazio ai ricordi.
L'autunno delle mamme è fatto del sospiro di sollievo delle scuole che iniziano, i bambini ritornano fra i banchi di scuola alleggerendo le mura domestiche delle urla e dei schiamazzi e, nel mio caso, anche i miei gattini emanano un sospiro di sollievo...


Allo stesso tempo è una corsa continua fra: riunioni scolastiche, porta i bambini a scuola, prendi i bambini a scuola... attività pomeridiane, compiti, feste di compleanno e nel frattempo magari... riusciamo a pensare ai nuovi propositi e progetti personali...
Tutto ricomincia, mentre il tempo e le giornate si accorciano e ci chiedono di rallentare, ritornare a casa, di alleggerirci  dei pesi come foglia che cade e nutre la propria terra.

Già, i contrasti che giovano a farci trovare la via di mezzo, il centro come l'ago della bilancia...

Nel ricordarci di rallentare, godiamoci ancora il tepore del sole e delle sane camminate fra i viale ingialliti.
Io approfitto del rientro dalla scuola per poter fare questo insieme ai miei bambini!



"Adoro l'autunno...
i colori che cambiano,
la nebbiolina del mattino,
l'aria che profuma di mosto e caldarroste...
Inebriata e disinibita, lascio i pesi delle fatiche e...come foglia che nutre la terra,mi adagio nel mio profondo e mi perdo in questa poesia..."


Nunzia Bruno


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sabato 19 novembre 2016

LA LUNA SUSSURRA ALLA TERRA

Nella sera del 14 Novembre 2016



Ho sempre amato la Luna. Questa sera, è una sera speciale, la luna è così vicina alla terra che non lo era da 70 anni circa. Guardandola, ho provato ad immaginare cosa direbbe lei della terra... e così mi ha parlato a modo suo!



LA LUNA SUSSURRA ALLA TERRA

Questa notte ti bacio
Mia amata terra

Ti tengo nel mio grembo

E nel silenzio 
riesco a percepire 
la brezza del tuo respiro

Ascolto i tuoi sospiri e 
sorrido per i tuoi vagiti
Tu che nasci al calar del sole e...
Alla luce sparisci!

Misteriosa e trepidante, 
Sconvolgi ogni mio umore con il tuo pensiero

Le emozioni sono lacrime 
che riverso nelle tue acque per poi sprofondare 
nei tuoi sogni profondi e azzurri 
che riscaldano il mio cuore e...

... sorrido ai tuoi vagiti!

Nunzia Bruno



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venerdì 16 settembre 2016

I TALENTI DEI BAMBINI


I talenti, una parolina che brilla come una stella... la stella luminosa che si trova all'interno di noi stessi. Una vita non basta per riuscire a scoprirla e farla emergere, non basta perché i condizionamenti esterni deviano il percorso personale senza lasciare spazio a seguire ciò che è nella nostra natura.
La scuola, come costituzione iniziale, dovrebbe far emergere e assecondare, sviluppando la propria inclinazione fin da piccolini. Invece ci troviamo in un contesto fatto di regole prestabilite, che chiedono all'individuo di essere un genio o un manager, ignorando la nobiltà di quei mestieri che se non ci fossero, non ci permetterebbe di nutrirci di quella semplicità che si vive in ogni giorno, nella propria quotidianità, quella fatta proprio delle piccole cose che donano il senso della felicità.
Si accumulano tanti piccoli traumi dovuti a forzature che si chiedono alla propria natura; traumi ben precisi che ci hanno fatto male a tal punto, da averne poi rimosso il ricordo dalla nostra memoria. A quell'evento specifico era probabilmente legato lo sviluppo di un proprio talento.
Analizzando il percorso collettivo delle gente, esiste una insoddisfazione dovuta al fatto che non si è dato sufficiente ascolto al proprio sentire. I ruoli si inter-scambiano tante volte e non si giunge all'armonia del benessere individuale.
E' utile quindi, che l'ascolto che si da ai propri figli sia costruttivo; non pretendiamo che siano loro a realizzare i nostri sogni
Nella frenesia di vedere tutto realizzato, non si da loro modo di maturare per mettere a frutto in modo sano i propri ideali.


Tirando le somme troviamo giovani che si laureano per fare la felicità di mamma e papà, per poi a ricominciare d'accapo ... intanto hanno buttato via anche 10 anni di vita. Troviamo anziani che arrivano alla pensione con tanti rimpianti... e lasciando dietro di se tante vittime...



Qual'è il segreto per una vita di successo?

 LASCIAMO SPAZIO ALLA NOSTRA VOCE INTERIORE...


POTRA' INDICARCI UN AMORE PER I LIBRI, ESSERE DEI FUTURI BIBLIOTECARI O LIBRAI: EFFICACI E VALIDI!


MAGARI DEI MECCANICI CHE FANNO FUNZIONARE LE AUTOMOBILI SENZA CHE ABBIANO UNA SCADENZA...


E' IMPORTANTE CURARE OGNI GIORNO IL PROPRIO ORTO


PER POTER RACCOGLIERE I FRUTTI QUANDO ARRIVA IL SUO MOMENTO


DANDO VOCE ALLE EMOZIONI


AFFINCHE' I NOSTRI PASSI SIANO ARMONIOSI E RISPONDANO ALL'INTUITO CHE IL NOSTRO CORPO CI INDICA SENZA PAURA


SOLO COSI' LA NOSTRA VITA POTRA' ESSERE VISSUTA DA SUPER EROE


RIUSCENDO OGNI GIORNO A DOSARE L'INGREDIENTE GIUSTO


UTILE A MODELLARE LA NOSTRA ESISTENZA


E FARCI GUARDARE LE COSE DALLA PROSPETTIVA GIUSTA


SOGNANDO E REALIZZANDO IL NOSTRO MONDO MIGLIORE


PER FARE DELLA NOSTRA VITA UN VERO CAPOLAVORO



SENZA MAI DIMENTICARCI DI ESSERE PARTE DI UN TUTTO CHE SOLO SE LO PERMETTIAMO CI DONA LA GIOIA DI ESISTERE!


Già! ... a volte penso che di essere proprio una sognatrice; diffido della famosa frase che dice: "c'è crisi, bisogna accontentarsi e vedere il mestiere che ti da più speranza di lavoro"... e poi? 

Bastava magari darsi più fiducia dall'inizio, ognuno ad occupare il suo posto, ciò che era nella propria natura per poter vivere una vita felice e far brillare la propria stella!

Nunzia Bruno

Riproduzione consentita con citazione della fonte.

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ROTOLI CARTA IGENICA TEMA MARE







venerdì 26 giugno 2015

ULTIMO GIORNO ED ANNO DI MATERNA


Ed eccoci giunti alla fine... proprio l'ultimo giorno della scuola, dei lunghi 4 anni di scuola materna!

Eri uno scricciolo quando hai iniziato, 2 anni e mezzo, piccola piccola in quella divisa enorme... sembravi vestita da clown. Mi lamentavo perché non c'erano divise di una taglia più piccola, ma il problema non era la divisa ma tu, mia piccola Gemma.
Lucciconi nei miei occhi come quelli di adesso, ti guardo e sospiro. Già, sei cresciuta ed il prossimo anno inizia la nuova avventura alla scuola elementare. Hai già tanta voglia d'imparare ed io... io ti dico che puoi aspettare.
E' vero che noi mamme, a volte siamo proprio noi, a non essere pronte. Non siamo pronte al distacco del cordone ombellicale. Vorremmo tenervi sempre dentro di noi. Ogni anno che trascorre, ogni candelina che si spegne è come se un pezzettino di voi figli si allontana da noi genitori.
Ben quattro le candeline spente in quel freddo gennaio, ogni candelina differente, ogni anno differente da quello trascorso. In questi anni di scuola materna ne abbiamo superate tante. Un gioco d'apprendere, un lavoretto da fare una gita fuori delle mura scolastiche, l'entusiasmo nei tuoi occhi... Attraverso te riesco a vedere l'evoluzione del mondo di oggi, ed è vero che voi bambini di questa generazione avete più di un marcia rispetto a quello che eravamo noi.
Che dirti, mia piccola Gemma: guarda avanti e prendi in mano la tua vita riempiendo di sorrisi ed entusiasmo il presente...
Che dirmi mia piccola Gemma: ti guarderò sospirando, con gli occhi lucidi ti accompagnerò come una mamma che sa solo AMARE!

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venerdì 12 giugno 2015

Il mio NO al PARTO INDOTTO



A distanza di 6 anni scrivo del primo evento che ha sconvolto totalmente la mia vita: il parto della mia primogenita Gemma. Proprio ieri parlando con una mia amica, ho ricordato questo evento importantissimo al quale è legato tutto l'avvenire di ogni individuo: l'istante in cui si viene al mondo.
Ricordo che Gemma non voleva nascere, la quarantesima settimana era ormai superata da giorni e come per legge, qui a Treviso, viene previsto il ricovero al raggiungimento del decimo giorno superate appunto le 40 settimane. Era il periodo di Natale e la sua nascita era prevista per il 5 Gennaio.
Le feste erano ancora più belle con la mia bambina in grembo e si sperava che nascesse anche prima, poiché i suoi movimenti in pancia erano decisamente pressanti; a volte vedevo una protuberanza in rilievo nel mio grembo che andava da un punto all'altro. Spesso chiamavo mio marito chiedendogli di parlare alla piccolina per farla stare buona, a me non dava ascolto (già da li dovevo capire cosa mi aspettava).


Il mio pancione era sempre più basso e i miei genitori si organizzavano a partire dalla Sicilia per non perdersi il grande evento. Abbiamo festeggiato insieme il capodanno e poi, la data prevista per il parto è arrivata senza novità. I giorni successivi sono stati intensi e ogni attimo era infinito. Ogni giorno che passava sembrava essere della durata di un mese. Al mattino, ad ogni risveglio, mio padre mi aspettava impaziente e mi chiedeva: " ancora nulla?" ... "no, nulla" rispondevo io.
Mi sentivo in colpa, anzi, mi facevano sentire in colpa. Le telefonate di amici e parenti... a volte mi mancava il respiro, a volte volevo urlare a tutti che la mia bambina non aveva deciso ancora, gli volevo urlare di lasciarmi tranquilla. Ed ecco giunto il giorno del ricovero forzato. Di buon mattino, con il mio borsone pieno di tanta ingenuità, parto, accompagnata da Luca, in direzione dell’ospedale.

Il ricordo di quei momenti mi accompagna ancora come fossero accaduti poco fa.
Era il 15 Gennaio, fuori un freddo tagliente. Mi viene subito applicato un primo gel per stimolare il parto e mi ritrovo a camminare su e giù per i corridoi dell'ospedale per favorire l'inizio del travaglio, ma senza risultato. Al secondo gel mi viene anche fatta una manovra invasiva: spostano il mio utero nella posizione anteriore: un dolore per niente indifferente, ma nulla in confronto a quello che mi aspetta: le prime contrazioni stanno già partendo.
Nel frattempo, arriva anche mio marito, preallertato dall’infermiera, ben coperto per il freddo di fuori e naturalmente impreparato a quello che sta per avvenire.
Lo specchio in cui mi guardo, ormai riflette l’immagine di una donna alle prese con un travaglio e che si prepara a mettere al mondo una vita, la ragazza che mi sono abituata a veder riflessa ormai non c’era più. Evidentemente qualcosa è scattato dentro di me.

Le doglie diventano sempre più forti,  concentrate tutte sulla parte bassa della schiena e si ripetono a breve distanza. Per cercare di “domarle” metto in atto una tecnica imparata al corso yoga pre-parto: canto utilizzando le vocali e fra una contrazione e l'altra cado in un sonno profondo che dura qualche minuto.
In questo tempo di tregua Luca parla alla bambina in grembo, gli racconta del mondo che troverà fuori, descrivendo il sole, gli alberi, il mare... gli racconta di noi che la stiamo aspettando con tanto amore e delle cose che faremo insieme. Lo fa senza perdere di vista il monitor, quando vede arrivare una nuova contrazione, capisce che deve collaborare ad alleviarmi il dolore, premendo forte sulla mia schiena. Non riesco più a controllare il dolore.
Successivamente ho letto in una rivista specializzata che, nel parto indotto, l'utero si apre in maniera involontaria, inviando un messaggio di dolore sconosciuto al cervello che, non riuscendo a gestirlo, lo rifiuta rimandandolo indietro e di fatto non attuando le difese per alleviarlo. È proprio in questo momento che la donna in travaglio è capace di fare di tutto; nel mio caso ho afferrato mio marito e guardandolo negli occhi gli ho urlato: "COL CAVOLO CHE TI FACCIO IL SECONDO FIGLIO!"
Dalle 15.15 il mio travaglio prosegue fino alle 20.00, in una sala parto silenziosa (a parte le mie vocalizzazioni...), con le luci soffuse e con una ostetrica discreta che arriva di tanto in tanto a controllare la situazione. Adesso sento che è giunta l'ora di spingere... la mia bambina vuole uscire ma non ci riesce. Anche questa fase è molto intensa.
Gemma viene al mondo alle 20.45 ed è piena di vernice caseosa. "Questa bambina voleva ancora stare..." è il primo commento dell’ostetrica. Caspita, è come mi avessero dato una pugnalata.


Ancora oggi mi chiedo perché venga fatta questa violenza. Si, il parto indotto è una violenza sia nel confronti della madre che, come nel mio caso, ha dovuto subire dolori atroci, incontrollabili, episiotomia, lacerazioni ovunque, raschiamento dopo il parto e più di un mese di incontinenza post-partum; ancora oggi patisco delle conseguenze.
È uno shock anche per il bambino, che non ha deciso lui di nascere in quel momento. La mia piccola Gemma presenta dei cambiamenti repentini di carattere, come se avesse subito una violenza; ancora oggi trova difficoltà ad affrontare i cambiamenti, come se non fosse ancora pronta, anche in piccoli gesti, come mettersi i calzini, o anche le magliette. Le danno fastidio e tira ripetutamente a se il calzino come se cercasse un modo per farlo passare... mi viene difficile da spiegare.

Un osteopata ha trovato che nella sua testolina tutto è pressato e fuori posto; mi spiegava che nel parto indotto, l'apertura dell'utero in maniera invasiva lascia la muscolatura rigida, poco elastica, e la conseguenza è proprio questa.
In questo momento ho come un nodo in gola, un forte desiderio di voler cambiare le cose, di avere la possibilità di tornare indietro nel tempo ed oppormi al parto indotto. Se il bambino sta bene, che decida lui quando nascere, non deve essere vittima della legge che gli impone il suo destino, non è giusto...
Che possa questa mia testimonianza far aprire gli occhi a chi si trova prossimo al parto, che gli possa dare la forza di opporsi, dire di no! Non fate il mio stesso sbaglio, le conseguenze si ripercuoteranno per tutta la vita di una madre e di un figlio.


Chiaramente questa è stata la mia esperienza, qualcuno lo avrà vissuto in un modo diverso. Da non sottovalutare comunque delle conseguenze che sembrano scontate ma che sono il frutto di azioni ben precisi.


In data 27 Giugno 2015 aggiungo:
Qualche giorno ho avuto occasione di partecipare a un importante conferenza sugli interventi durante il partoE' davvero indifferente il modo in cui nasciamo? 


Ecco cosa dice a riguardo del parto indotto, Dominique Degranges docente di fama internazionale, relatore della conferenza:

"Nel parto indotto si creano disaggi ben precisi.
L'aiuto che si riceve per provocare l'inizio del travaglio e quindi la nascita, creerà al bambino l'esigenza di essere sempre aiutato nella vita, non lo renderà capace di affrontare le decisioni e i cambiamenti poiché non era pronto probabilmente a nascere.
Una nascita aiutata ed indotta non permette di contrastare l'ostacolo che sarebbe stato utile a risvegliare i suoi impulsi di combattività.
Inoltre nel parto indotto, il dolore va oltremisura poiché l'apertura in maniera involontaria dell'utero, invierà un informazione del dolore al cervello che non verrà riconosciuta e quindi sarà rispedita nella zona lombare non permettendo il controllo del cervello. Questa sofferenza sarà ad oltremisura avvertita anche dal bambino con la conseguenza di avere una posizione di autodifesa nella vita che lo indurrà a far del male agli altri o a se stesso. 
Man mano questo atteggiamento lo porterà a spegnersi poiché sarà allontanato dagli altri e quindi escluso dalla società.
Questo lo poterà ad evitare le cose che lo fanno soffrire, il non affrontare gli ostacoli significa non riuscire di conseguenza a trasformarli."

Ho trovato in questa conferenza le conferme di ciò che ho sempre pensato ed è necessario che intervengo in qualche modo per il bene di mia figlia.

"Le primissime esperienze della vita
lasciano impronte nell'essere umano
in formazione ed hanno una forte influenza
sul suo modo di essere al mondo,
di comunicare e di costruire relazioni."

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PULCINO PORTA DOLCI - LAVORETTO DI PASQUA

Un pulcino per un lavoro di pasqua, realizzato con materiale riciclato. Occorrente: · Cartoncino di colore giallo, arancione, ner...